Note per l'assemblea straordinaria dei movimenti sociali di Parigi (18-19 dicembre 2004)

 

Le note che seguono, sulla base di una discussione collettiva svoltasi l'8 novembre a Roma, intendono socializzare alcune riflessioni e proposte di cambiamento, del processo di costruzione e svolgimento del Social forum europeo, in vista dell'assemblea straordinaria di Parigi dei movimenti sociali europei del 18 e 19 dicembre.

1. Del processo e dell'evento del Forum sociale di Londra si è già a lungo discusso; dalla valutazione dei loro aspetti positivi e negativi è emersa la necessità di innovarli profondamente per valorizzare anche la fase preparatoria oltre a quella finale.

L'agenda di impegni, definita nell'assemblea dei movimenti sociali a Londra, contro la guerra, il neoliberismo, il razzismo non può risolversi solo in appuntamenti rituali, occorre inquadrarli nelle attività di reti europee nell'ambito di un' ‘autoriforma' dell'intero processo del Social forum. La preparazione e la ‘gestione' delle iniziative europee già decise a Londra devono esser di comune responsabilità e, a Parigi, occorre definire modi, contenuti e gruppi di lavoro per realizzarle.

Finora si è posto l'accento sull' evento Forum, che certo rimane elemento fondamentale, riducendo però il processo di preparazione ad appendice organizzativa, mentre le assemblee preparatorie devono essere la sede in cui le reti tematiche, e i loro soggetti, diventino protagonisti della costruzione del Forum, e quella in cui possano decidere e coordinare le campagne europee: gli spazi del Forum servono sì per articolare il ‘discorso pubblico', ma anche per elaborare obiettivi, campagne, forme di lotta e di mobilitazione: al ‘dire' si deve accompagnare il ‘fare'.

La formula, finora adottata, ha visto: un processo decisionale concentrato in assemblee espressioni solo di realtà ‘nazionali' in cui le reti tematiche europee hanno avuto scarso peso mentre preponderante è stato il ruolo, oltre il necessario, della delegazione e del comitato organizzatore ‘locali'; l'attenzione ossessiva sugli speakers come se fossero ‘questioni di Stato' e di prestigio; una troppo stretta cadenza temporale, annuale, ostacolo al progetto e all'efficace organizzazione.

 

2. Il processo di costruzione e gestione del Forum deve essere europeo e non ‘delegato', se non negli aspetti più inevitabilmente ‘nazionali', al comitato organizzatore ospite; esso deve essere inclusivo di tutte le realtà che condividono valori e obiettivi e che vogliono confrontarsi o trovare uno spazio per il loro discorso; va salvaguardato il metodo del consenso nel processo decisionale; il rapporto con le istituzioni non può essere condizionante in nessuna fase della preparazione e svolgimento del Forum.

3. Va emergendo un nesso nuovo tra plenarie, seminari e discussioni tematiche organizzate da reti e delineandosi una relazione più esplicita tra il Forum come grande università popolare e luogo di discussione e organizzazione di reti e di conflitti. I Forum sociali, fin dal primo Porto Alegre, sono nati come spazi pubblici per la costruzione di alternative: si tratta naturalmente di un processo, ma questa funzione va riaffermata con forza come necessario risultato dell'intreccio tra‘università popolare' e ‘organizzazione di reti, campagne, conflitti'; tra movimenti sociali e politica; tra le esperienze e competenze di attivisti e intellettuali alteromondialisti.
Questo doppia funzione, certo non facilmente gestibile, è una ricchezza che può essere alimentata se le reti tematiche, gli organismi associativi, i forum locali, i movimenti sono chiamati fin dall'inizio a lavorare alla costruzione del Forum europeo, così anche le plenarie e i seminari possono, in larga parte, essere la ‘proiezione culturale' dei temi di cui essi sono portatori. Questo è un passaggio ineludibile se si vuole evitare che gli esponenti dei movimenti, dei social forum ecc. egemonizzino il Forum assorbendo anche il ruolo di ‘formazione-informazione' culturale; insomma, è necessario che persone competenti siano coinvolti nelle plenarie e nei seminari. Persone ‘no global' ed ‘esperte' devono trovare un loro spazio per ridare vigore alla funzione di università popolare. Gli esponenti di reti, associazioni, sindacati – senza per questo essere esclusi da momenti di riflessione e formazione – possono avere una loro, più naturale, collocazione nelle assemblee e nei seminari organizzati dalle reti, che devono essere parte integrante del Forum; così come il confronto tra forze politiche e movimenti su specifici temi può essere la sede di confronto, ma anche di possibili convergenze e orizzonti di lotta comuni.

4. L'impostazione di seminari e plenarie va ricercata intorno alle ‘cose da fare', alle campagne che si mettono in piedi, alle reti tematiche; in questo senso va previsto nei Forum un terzo livello, quello delle ‘assemblee tematiche' unitarie (scuola, sanità, precariato, migranti, servizi pubblici, lavoro ecc..), da cui scaturiscano piattaforme e iniziative di lotta;

Va raggiunto un'equilibrio tra funzione di ‘università popolare' e di luogo di organizzazioni di reti e di conflitto, così la stessa assemblea dei movimenti sociali può divenire la sede finale in cui a parlare, fondamentalmente anche se non esclusivamente, siano i/le rappresentanti delle assemblee e seminari tematici. L'assemblea dei movimenti sociali non può più essere una ‘sede separata', ma quella conclusiva del Forum in cui riportare e decidere sulle proposte emerse nelle plenarie (anche tematiche), nei seminari e workshop: ciò consentirebbe di redigere il documento e l'agenda di lavoro finali non come risultato di estenuante ed estenuata mediazione, ma come espressione di discussioni collettive e di impegni di mobilitazione che avrebbero già il supporto delle reti.

5. L'inclusione delle varie forze nei singoli paesi non può essere delegato solo alle strutture del paese organizzatore, le cui ‘ruggini' a volte rendono difficile il processo decisionale e organizzativo. Questo appare decisivo anche nella situazione greca, ove importanti aree sindacali, politiche e sociali sono finora fuori dal processo FSE, e occorrerà fare in modo che entrino nel ‘processo di Atene'. In questo senso, la proposta avanzata a Londra, di formare fin dall'assemblea di Parigi una delegazione europea del FSE che dialoghi con le più significative componenti greche non coinvolte nel processo FSE, va rilanciata.

6. L'ampliamento dell'intervallo, da un anno a un anno e mezzo, tra un Forum e l'altro è da condividere: forse si potrebbe addirittura arrivare a due anni (con scadenza primaverile stabile), mantenendo, ogni tre/quattro mesi un'Assemblea preparatoria itinerante, con le caratteristiche decisionali e operative, anche come momento ‘pubblicitario' in paesi ancora non investiti dal processo FSE.

Le tre edizioni europee del Social Forum hanno visto la partecipazione di più di centomila persone: eventi che nella storia politica raramente si sono verificati. Essi hanno aperto nuovi spazi e modi di partecipazione, in cui le vecchie separatezze tra elaborazione e pratica sociale, tra sfera politica, sindacale e sociale se non sono venute ancora meno, certo si sono fortemente ridotte dando così nuovo senso e rilievo ai valori, alle idee e alla partecipazione, inventando collettivamente nuovi espressioni del ‘fare politica'. Non disperdere tutto ciò è una comune responsabilità.

 

Gruppo di lavoro per l'assemblea di Parigi