«Il limite del movimento, la forza del movimento»

 

Intervista a Ken "il rosso" Livingstone

«Non mi aspettavo una marcia cosí grande alla fine del social forum. Non avevo colto appieno il fatto che il corteo sarebbe stato il culmine del forum. E' stata una piacevole sorpresa vedere 70mila persone di tutte le nazionalità trasformare il centro di Londra in un gigantesco carnevale. I manifestanti hanno ricevuto un caloroso benvenuto dai londinesi perché la maggior parte di loro si è opposta alla guerra in Iraq sin dall'inizio».

Ken Livingstone è il Mayor of London, il sindaco di Londra. Figura anti-establishment del panorama politico britannico, ha spesso attirato su di sé le ire dell'Inghilterra piú reazionaria e conservatrice. Il Sun, il diffusissimo tabloid tendenzialmente di destra, una volta lo definì «l'uomo più odiato in Gran Bretagna».

Negli anni caldi delle bombe nordirlandesi, si disse pronto al dialogo sia con lo Sinn Fein che con l'Ira (Irish Republican Army), innescando la furiosa reazione di Downing Street. Margaret Thatcher lo annoverò tra i suoi nemici più odiati. Fu la "Lady di ferro" a chiudere i battenti al Greater London Council (Glc, il vecchio ente municipale londinese) gestito da Livingstone tra il 1981 ed il 1986.

Sebbene la Thatcher fosse riuscita ad abolire la popolare politica di riduzione delle tariffe dei trasporti pubblici, fiore all'occhiello del Glc, Livingstone rimase una costante spina nel fianco del governo. La serie di riforme di sinistra portate avanti dal Glc gli fecero guadagnare il nomignolo di "Red Ken", Ken il rosso. In quegli anni il Labour era al minimo storico di consensi. Eppure, nonostante Livingstone fosse il bersaglio preferito degli attacchi sferrati dal governo Thatcher, il sindaco non godeva di troppa popolarità neanche nell'opposizione laburista. Neil Kinnock, leader del Labour in quel periodo, lo detestava. I moderati e la destra del partito lo ritenevano responsabile di aver dato la possibilitá ai coservatori di etichettare la giunta socialista del Glc con la celeberrima frase loony left, sinistra pazzerella, aumentando così le difficoltà elettorali anche a livello locale.

Nel 1987 è eletto parlamentare per il collegio londinese di Brent East. Frasi tipo «chiunque si diverta alla Camera dei Comuni probabilmente ha bisogno di un aiuto psichiatrico» o «se il voto cambiasse qualcosa l'abolirebbero» sono il sintomo dell'isolamento avvertito da Livingstone ai Comuni. Tuttavia, Ken il rosso riesce a mantenere un'alta popolarità sia nella base del suo partito che tra gli abitanti della capitale. Nel febbraio del 2000, in occasione della prima elezione per la carica di sindaco di Londra, Tony Blair e l'esecutivo del Labour mettono in lizza Frank Dobson, all'epoca ministro della sanità. Tutti sanno che il candidato naturale è Livingstone, che infatti annuncia la sua candidatura da indipendente. Blair lo espelle dal partito e nel maggio 2000 Livingstone viene eletto sindaco col 57.92% dei voti. Dobson si ferma a un misero 12.78%. Durante il suo primo mandato Livingstone si oppone in tutti i modi alla privatizzazione della metropolitana, ma perde la battaglia. Il sindaco è riammesso nelle file del Labour nel gennaio 2004, alcuni mesi prima della sua rielezione a sindaco. Blair, in forte calo nei sondaggi a causa della guerra in Iraq, fiuta l'umore dei londinesi ed evita una seconda imbarazzante sconfitta.

Ma la riammissione nel partito non è certo sinonimo di "normalizzazione". Pochi giorni dopo infatti Livingstone causa un forte imbarazzo diplomatico augurandosi di vedere «la famiglia reale saudita appesa ad un palo». Quando George W. Bush, nel novembre 2003 viene in visita di stato a Londra, il sindaco lo definisce pubblicamente «la più grossa minaccia alla vita su questa pianeta mai vista prima». Il suo mandato scade tra quattro anni.

Si mormora però che abbia un piano segreto nel cassetto: conquistare la guida del Labour.

Una settimana fa si è chiuso il social forum europeo a Londra. Qualche rimpianto per averlo ospitato?

No. Il forum è stato un grande successo. In precedenza il coinvolgimento delle organizzazioni britanniche all'interno del movimento dei movimenti era minimo. Grazie a questa esperienza siamo riusciti a coinvolgere l'intero spettro del movimento operaio, il movimento per la pace, il movimento studentesco, le comunità nere, asiatiche e musulmane. Le organizzazioni irlandesi, il movimento delle donne, i movimenti dei gay e delle lesbiche, le compagne di solidarietà e le ong. Guardiamo con favore al rispetto delle diversità propria del social forum. A Londra si parlano 300 lingue. Un terzo della popolazioni ha discendenti africani, caraibici o asiatici. Un londinese su dieci ha un genitore irlandese. Capiamo bene il significato della diversità. L'aver coinvolto in questo processo l'intero movimento britannico con tutte le sue molteplici sfaccettature rappresenta un passo in avanti per tutto il movimento internazionale. Tutti i movimenti britannici che hanno ospitato il forum sono poi usciti rafforzati da questa esperienza. E certamente nessuno di questi defezionerà dal prossimo social forum europeo ad Atene. E' significativo come tutti i possibili punti di vista siano stati rappresentati all'interno del forum. Nessuno è stato escluso. Ciascuno ha avuto la possibilitá di parlare.

Crede che il dibattito politico all'interno del social forum abbia un impatto reale all'esterno?

Io penso di sí. Le caratteristiche peculiari di questo movimento sono il suo carattere transnazionale, l'inclusività, la diversità ed il rispetto per tutti i punti di vista. Ha creato uno spazio per la riflessione e la discussione tra i diversi movimenti, soggetti che altrimenti non sarebbero mai entrati in contatto tra di loro. Questo crea uno scambio fertile di idee ed esperienze ed è grazie a questo scambio che saranno sviluppate strategie nuove ed efficaci anche in risposta alla nuova realtá della globalizzazione. E' un'esperienza illuminante e motivante per tutti i partecipanti. Grazie alle nuove dimensioni il forum ha potuto affrontare i temi piú svariati, dall'eradicazione del razzismo alla solidarietá per la rivoluzione cubana al caso dell'Irlanda trattato all'interno di una serie di incontri. Abbiamo imparato tutti qualcosa da dibattiti come quelli sul diritto delle donne musulmane di scegliere se portare il chador o da quello su come combattere l'avanzata dell'estrema destra in Europa.

Come crede che il movimento possa incidere più efficacemente nell'agenda politica dei governi?

Ritengo che la chiave per il successo, in qualsiasi campo, sia non solo sapere chi sia il tuo avversario, ma anche sviluppare una chiara agenda propositiva per portare avanti le cose. Credo che una questione sulla quale si possa ancora lavorare è l'ulteriore coinvolgimento nel processo delle numerose minoranze etniche africane, arabe, asiatiche, turche e altre presenti in Europa. Pertanto sono stato molto soddisfatto di vedere che l'assemblea dei movimenti sociali abbia nominato una giornata di mobilitazione contro il razzismo per il 2 aprile del prossimo anno.

Quali sono i rischi in cui puó incorrere il movimento?

La sfida per il movimento è quella di continuare a crescere e continuare ad andare avanti. Stare al passo con il dinamismo del capitalismo globale non sarà una passeggiata. Al contempo sarà anche importante per il movimento mantenere i suoi valori fondativi, l'inclusività, l'apertura e la tolleranza. Bisogna combattere qualsiasi tentativo, da qualunque parte esso giunga, volto a limitare la libertà di parola all'interno del movimento, in particolare se questo avviene attraverso l'uso della violenza.

Queste manifestazioni hanno ancora la capacità di parlare all'opinione pubblica o sono pura testimonianza?

Le manifestazioni contro la guerra in Iraq sono state tra le più imponenti mobilitazioni nella storia britannica. Il movimento non è stato abbastanza forte da fermare la guerra ma l'establishment politico ascolta con molta attenzione l'opinione pubblica, anche se sembra ignorarla. Sono abbastanza sicuro che le dimostrazioni contro la guerra rappresentino una variabile della quale i governi devono tenere costantemente conto quando prendono decisioni sulla guerra.

Lei è stato accusato da una piccola minoranza di essere stato eccessivamente presente nella fase di preparazione del social forum.

Sono stato invitato ad essere un partner del comitato organizzatore del Regno Unito per il social forum a Londra. Ho accettato l'invito e l'ho sostenuto finanziariamente per un totale di 480mila sterline, trasporti gratuiti per tutti i delegati a Londra e ho dato i locali del Millennium Dome come dormitorio a basso prezzo. Inoltre abbiamo organizzato un incontro pubblico per dare il benvenuto all'evento. Né io, né il mio ufficio abbiamo giocato alcun ruolo nel decidere le plenarie, i seminari o i workshop. In altre parole, abbiamo aiutato a risolvere le questioni pratiche per ospitare il forum, ma non abbiamo in nessun modo influito sui contenuti.

Ha qualche piano nel cassetto per il suo futuro politico?

E' mia intenzione candidarmi per un terzo mandato alla poltrona di sindaco di Londra.

Guy Fawkes, Da "Liberazione" 24 ottobre 2004