Il successo del Forum di Londra

 

La manifestazione di domenica pomeriggio - centomila persone contro la guerra e il liberismo - ha confermato quello che avevamo scritto nei giorni scorsi: il Forum sociale europeo di Londra è stato un successo. Con molti problemi al suo interno, con difficoltà, ritardi e incomprensioni, ma comunque un successo, dimostrato anche dalle venticinquemila presenze finali. Colpisce, quindi, l¹enorme disattenzione che ha caratterizzato la stampa italiana. Una mancanza di curiosità - dovuta forse all¹assenza di scontri e lacrimogeni – che dovrebbe far riflettere sullattuale sistema informativo ma che allo stesso tempo rivela una distanza politica tra un establishment sempre più aggrovigliato nelle alchimie di palazzo e lo spirito che anima le giovani generazioni. A Londra abbiamo visto tantissimi giovani, tantissima voglia di partecipare - non sempre esaudita - tantissima voglia di non disperdere la novità politica più interessante di questo inizio secolo. Non averne trovato traccia, magari con critiche puntuali, sui giornali italiani è un segno dei tempi.

Il nostro giudizio positivo, ovviamente, non esaurisce le difficoltà che pure hanno agitato questo Forum. Un¹organizzazione non proprio allaltezza dellevento, una certa rigidità, hanno dato vita a piccole contestazioni cui è stato dato un grande risalto in alcuni ambienti e che Haidi Giuliani, intervistata dal nostro giornale, definisce «tanto rumore per nulla». Nel senso che la sostanza dell¹evento non cambia: il movimento si muove ancora attorno alla ricerca del proprio spazio politico e, forte di questo strumento, si attrezza a dare slancio alla propria iniziativa. Poi ci sono le contraddizioni: ad esempio, a parlare nelle assemblee sono sempre maschi, bianchi e cinquantenni - cosa che provoca il disagio dei giovani e delle donne; il sindacato si impegna e non si impegna; l¹inclusione di esperienze diverse fra loro non sempre è esemplare - e va detto che gli esponenti del movimento italiano su questo sanno sempre dire la parola giusta, come dimostra la gestione dell¹assemblea conclusiva. Tutto questo spinge per unautoriforma del Forum: se ne discuterà i prossimi 18 e 19 dicembre in un¹assemblea a Parigi e, presumibilmente, anche nei vari livelli nazionali.

Ma, appunto, la sostanza rimane immutata: questo spazio politico, una gigantesca università popolare, è ancora capace di farsi motore di iniziative e mobilitazioni su scala internazionale. Particolarmente importante, dunque, è lindizione della giornata europea del 19 marzo perché risponde a due esigenze di fondo: fare in modo che il corso originario del movimento, la critica alla globalizzazione capitalistica, e la sua fase successiva, il no alla guerra, si ricompongano in un¹unica visione. Pensarsi, davvero, come movimento europeo, capace cioè di darsi un unico appuntamento a rappresentare la convergenza di obiettivi. Era già accaduto ad Amsterdam, nel 1997, data che va annoverata tra i prodromi del movimento globale. Se riuscirà ancora sarà una nuova occasione.

Davanti a questo percorso i problemi non sono pochi, ma appunto sono davanti e non sono stati rimossi. Il primo riguarda i rapporti con il sindacalismo europeo: si riuscirà davvero a cucire una convergenza necessaria oppure prevarranno le divisioni? La risposta è tutta nelle mani della Ces che su guerra e neoliberismo non ha ancora assunto un orientamento univoco. A Londra cè stato un forte protagonismo inglese, una significativa presenza della Cgil, però la convergenza, come sottolineava su questo giornale Frances OGrady, delle Unions britanniche, va ancora costruita e non può essere unidirezionale, cioè dal movimento verso i sindacati, ma anche in senso contrario.

In secondo luogo cè un problema di democrazia, e di efficacia, all¹interno del movimento stesso. L¹indizione dellassemblea di Parigi a dicembre è una presa d¹atto di questo nodo: sono ancora poche le persone a decidere e questo può far scattare uno scollamento, una dispersione. Allo spazio politico disegnato dal Forum dovrebbero seguire tanti altri spazi, tematici, locali, trasversali, centrati su campagne permanenti che permettano alle diverse soggettività di intervenire e di decidere di più.

Infine, cè il nodo politico. Un belleditoriale del Guardian di ieri rimprovera all¹elite politica inglese lassenza dal forum e sottolinea come dall¹esperienza del Fse sia possibile attendersi «l¹emersione di una genuina nuova politica della sinistra europea». Il successo del meeting di Respect, la presenza di forze vive della sinistra alternativa interne al Forum, dicono che questa possibilità è tuttora pienamente inscritta nel corso delle cose possibili. E in larga parte dipende proprio dal comportamento di questa stessa sinistra.


Salvatore Cannavò, Liberazione