“delusa e marginalizzata dalla politica perbenista della maggioranza delmovimento gay, che già agli inizi degli anni '70 tolse i travestiti dalla propria agenda politica, si diede alla droga e al vagabondaggio. Sylvia accusò spesso il movimento gay di scarsa memoria: "La scintilla della rivoluzione, l'abbiamo iniziata noi checche, travestiti e puttane. Dove stavate voi, che eravate
nascosti allora e venite a raccogliere gli allori adesso, di una rivolta
della quale non avete alcun merito?"
da “SYLVIA RIVERA, tutta un'altra storia” - MIT bologna
In una fase storica di guerra permanente è interessante comprendere come le sue economie dell’orrore producano risposte altre dalla semplice dialettica politica che ricade in una critica della belligeranza dierettamente in forma antitetica. Non è questo il caso del Pink.
Per andare a sviscerare il concetti di pink e queer è fondamentale partire da
sylvia rivera e dallo scollamento che il ruolo dei freaks en travesti hanno
avuto nello scatenare La rivolta di cristopher street nel 1.9.6.9.
nella cuore della mela marcia che è new york, per arrivare - in un percorso ideale, quindi fatto di idee, oltre i suoi confini urbanistici glittering dati dai processi di gentrificazione - direttamente a Coney Island.
Ultima Fermata Coney Island. Zona di confine e linea di frontiera
“Guerrieri, giochiamo a fare la guerra?”
WARRIORS – I guerrieri della notte
Più che circoscrivere il concetto di pink e quello di queer, è interessante in questa sede creare un’interzona contenutistica tra i due che abbia come filtro di lettura due delle tematiche fondamentali di tutta la letteratura socio-antropologica indipendente americana prodotta da V.Vale; una antieminenza grigia del punk e delle controculture mondiali nonché editore della RE/search. Il primo contenuto che mi interessa penetrare e ricostruire come filtro metodologico nell’approccio e nella lettura del fenomeno pink è il concetto di “ FREAK”. Freak è il mostro, il diverso, l’altro da se per eccellenza. I freaks, Dal testo di Daniel P Mannix, sono coloro che “ non sono come gli altri” sono appunto gli “altri da noi”. Desiderare l’altro da se, farlo proprio e teatralizzarlo in un evento di massima socialità, visibilità, pubblicità, echeggiando con l’idea romantico-surrealista del freak show di Coney Island, NY – è azione tipicamente pink dove, l’elemento dello spaesamento, dato dallo scatenarsi di piaceri/paure nel loro continuo rovesciamento, crea la dinamica della critica.
Il tema del mostro non può che passare per il tema del corpo: focus primario del pink. Festeggiare il corpo ed estenderlo oltre i confini del socialmente stabilito e culturalmente definito e moralmente accettato, significa esponenziarlo ed alterarlo in un’architettura nomade di guerre estatiche, di momenti di festa altalenante tra il circo del grand guignol e un rush orgiastico provocato dall’uso di massa di mdma. in quest’ottica basculante, possiamo ritmare il dentro e il fuori del concetto di pink bloc, proponendo una geografia di individualità, entità, gruppi, organizzazioni e strutture. Esso si attualizza di volta in volta, in forme sempre diverse - organizzate e contemporaneamente immediatiste - come momento di aggregazione sui temi libertari quindi in primis decostruzione, critica e rifiuto delle pratiche di dominio basate sulla guerra totale e tutto cio chè ne consegue; neocolonialismo, sessismo, neoliberismo, misoginia, antiecologismo, omofobia, razzismo, proibizionismo, la censura, libertà di culto, negazione della condivisione dei saperi tramite la liberazione dell'informazione e molto molto altro. Il pink bloc rappresenta il piacere di divenire attraverso la libertà di essere. Il colore più shocking ha acceso gli occhi di momenti comunicativi quali Praga, Genova, Milano, Roma e continua a tessere trame occulte di cospirazione rosa. Il rapporto tra corpo e performance prende forme vive proprio mettendosi in gioco, ridicolizzandosi, denudandosi rendendosi mostruoso, interpretando l’aberrazione della guerra permanente nelle sue attualizzazioni differenti. L’iconoclastia dell’impacchettamento rosa delle statue, o ancora l’intereptazione rosa delle torture di abu grahib fatta in un atto di immediatismo sono tutte performances corporale che giocano sull’interpetazione del mostro, sull’incarnazione del mostro su “freak embodiement” in cui la negazione dell’arte teatrale come performance corporale scarifica il senso “corretto” dell’ agire politico per entrare direttamente nel tessuto semantico del quotidiano agendo con un colore che, da tenue, diventa dolce amaro per poi violentarne la retina. Corpo, mostruosità e ironia e giocono vengono messi in campo con astuzia e piacere erotico, non solo con atti immediatisti di testimonianza dell’aberrazione della guerra permaente ma anche con un ludico soproc piacere. È questo il caso del MUD FIGHT, pratica giocosa che il pink ha messo in atto per il sovvezionamento delle sue azioni. Per cogliere il senso della lotta nel fango rosa campiono direttamente una mail di nikky, attivista di punta del pink network, in risposta a chi accusa il mudfight di essere una forma di espressione priva di contenuti e strumento di speculazione economica:
“il mud fight esiste per tanti motivi. il nostro esiste perchè vuole essere un gioco, nasceva con l idea di contenuto non come idea di introito. in un secondo tempo io stessa ho fatto i ciquitoni(fiches del pink usate per le scommesse sulle lottatrici e lottatori n.d.r.) proponendo l’idea di farci entrare dei soldi per risanare la cassa.
il mud fight esiste perchè è un modo per farci toccare di nuovo, buttare corpi nella melma e farli liberare in una lotta. perchè la lotta non è una cosa sbagliata. è una cosa e basta. io stessa era molto preoccupata di quello che poteva accadere lì dentro la prima volta. è vero che tutto si svolgeva in un ambiente pink dove è inconcepibile già di suo che si scateni la rissa e le botte vere, ma è pure vero che qualcuno poteva non capirlo, è pure vero che la competizione alcuni la vivono sulla pelle e a volte non accettano di perdere. qui la scelta della sculacciata che è un atto puramente sessuale. in piu mettici che all’ atto pratico si è deciso che siamo noi a stabilire chi vince, che tutti ma proprio tutti escono da li imbrattati di fango.
il mud fight attira attenzione, attira e cattura. tutti rimangono a vedere e soprattutto rimangono a parlarne dopo e buttano gli amici in piscina e giocano.
Il mud fight sostiene. Esiste per supportare tutto questo che sono le nostre idee e le nostre libertà in un gioco sporco e viscido che ti lascia la pelle di seta
non è una macchina per soldi
infatti nel mudfight esistono i nostri soldi che si chiamano così
Ciquitoni Cazzi Culi Capezzoli tutti con la Ci soldi sono miseri pezzi di carta che servono a chi a la carta e ci scrive i conti”.
PRANKSTERS, CATTIVO GUSTO E FRIVOLEZZA TATTICA
“Viviamo in un mondo dove nulla è uguale a ciò che ci è stato detto. L’arte è mercato, il mercato è guerra, la guerra è pubblicità e la pubblicità è arte “
Fair Use – The story of letter U and numeral 2 - Negativland
Il secondo concetto che mi interessa usare per definire l’intterzona di contenuto pink e queer è quello di “Pranksterism”. Per illuminarne i significati è Ancora il caso di chiamare in causa V. Vale e la sua idea di «prank»: lo scherzo cioè come forma sovversiva e libertaria di trasformazione dell’esistente. Dall’omonimo testo «Pranks!» (RE/search) egli afferma che il concetto assoluto di scherzo, espresso nelle sue infinite declinazioni pratiche, comporta una sfida continuativa alle routine verbali e comportamentali, minando l’autorità di ogni linguaggio puro e delle sue convenzioni sociali. Gli scherzi sono sempre stati gli avversari più diretti dell’idea di realtà unica, rimettendo in crisi le basi del contratto sociale e delle sue istituzioni. Per questo, la loro natura viene considerata infantile e relegata ad un momento esistenziale deresponsabilizzato. Il termine «scherzo» è concettualmente assente in quegli ambiti accademici di studio del comportamento umano, sia esso disciplinariamente integrato in una prospettiva psicologica, sociologica, o antropologico-culturale, eppure esso risulta uno dei momenti polarizzanti della formazione della personalità e della cultura nonché un grosso strumento di relazione sociale nei processi di socializzazione primaria e secondaria.
Ma cosa succede se gli scherzi superano il confine della pubertà? Cosa succede se, oltre a continuare, gli individui che li producono ne raffinano la base libertaria che li anima? Cosa succede se nel raffinarne la base libertaria, i suddetti si inoltrano nei territori dei valori, dei tabù, delle morali, delle etiche, dei saperi e delle proprietà, esplorando le zone d’ombra, i territori dell’inarticolato, del confuso e del culturalmente inaccettabile? Un dalle risposte possibili a queste domande risiede nel concettosi frivolezza tattica come strumento di approccio alle azioni metropolitane del pink attraverso la pratica nomade dello scherzo di cattivo gusto. Obiettivo primario del pink bloc è pragmatizzare le strategie del desidero orientate all'innalzamento della qualità della vita per tutte/tutti/tutt* attraverso una continua e sfuggente pratica dell'alterità radicale concettualizzata su azionismo situazionista, avanguardista, spaesante e nomade. "La frivolezza tattica", il concept di " festa" come pratica rivoluzionaria, " il corpo come primo sturmento sensitivo di traformazione reale dell'esistente", le "guerre estatiche" le "Strategie dell'abbandono" il piacere di essere e desiderio di divenire soggetti sempre più liberi rispetto alle pratiche di ridefinizone postmoderna del potere, sono le tracce da seguire per arrivare ad un coinvolgimento fluorescente. il pink è frivolo proprio
perchè è denso, il pink è leggero proprio perché è pesante e picchia
duro con il gioco. Il pink si insedia dove il duro diventa gioco e gioca con i duri che si sciolgono, presi in contropiede. Il pink induce il sonno delle ragioni e dedica la sua azione ai mostri, facendone esplodere i linguaggi. Obiettivo del pink è ibridare le battaglie contro ogni forma di autoritarismo, in questo senso è attendibile il documento prodotto dal queering sapienza in occasione del glbt Pride 2004 romano che mi interessa riportare per fornire uno spunto di dibattito. Lo stesso titolo del comunicato rende il discorso autoevidente presentandosi come : "Nel pride c'è tutto e vogliamo tutti, Il pride è di tutti e noi vogliamo tutto". in sintesi il documento coglie le valenze libertarie del Pride inteso come una forma altra di trasfromazione dell'esistente quindi ludica, festosa, aperta, coinvolgente, desiderante, libidinale ma contemporanemente castrata dalla possibilità di essere metaforizzante rispetto a pratiche di rivendicazione/testimonianza di spazi di libertà concatenanti i quali definiscono le identità contemporanee nelle loro molteplicità. daltronde il concetto di molteplice dovrebbe essere già insito nella quadripolarità proposta dalla definizione comunitaria ma spesso si schiaccia in un operato politico teso da una parte a separare le rivendicazioni e dall'altra a cercare un'unità di intenti che non può essere nella natura del molteplice. È più interessante e ricco favorire la policromia attraverso una visione dialogica di rete delle individualità e, sopratutto, accettare la sfida ed il piacere stimolante che colori e luci nuove producono con una reintepretazione dell'esistente data dalle loro sperimentazioni cromatiche.
QUEERIOUS SUBVERSION
"…Il queer sta alla politica sessuale come il postmodernismo sta alla letteratura; consegue una perpetua decostruzione delle identità, il conseguimento di un´anti-ideologia e di una posizione iconoclasta. La mondanità gay, con la sua ideologia utopistica, è rimpiazzato da un’identità ricca di contraddizioni, e dal significato e dagli scopi oscuri. Ciò consente un´introspezione politica e culturale e il mantenimento del mito della perfezione. Il significato di ´queer` è talmente nebuloso che solo chi è queer conosce le sue sensibilità e usa il termine in modo massonico. La gran massa di omosessuali è esclusa da questo dialogo riservato, i loro desideri e aspirazioni sono svalutati…Una condizione fondamentale è che l´identità omosessuale è autocostruita quindi perché non reinventarla? "
"Il movimento Queer e i suoi significati" da: Chris Woods; "State of the queer nation, una critica della politica gay e lesbica nella Gran Bretagna degli anni Novanta "
Il pink è sinonimo di queer e viceversa, entrambi espressi in un arco bipolare che viaggia su delle focalizzazioni semantiche e pop/elitarie. In questo senso il pink è uno spazio di ibridazione delle battaglie che considera finalmente tutte quelle realtà dimenticate dai grandi movimenti e, soprattutto, tutte quelle tematiche che i grandi movimenti ritengono di serie B; quali appunto tutte le forme di emarginazione e repressione sessuale in tutte le sue sfumature che sono di diretta discendenza dalle tematiche di serie A. L'oppressione e il controllo non può che partire da un denudamento semantico e una risignificazione esponenziante del corpo e delle sue pratiche di relazione socio-sessuale. Ribellare i propri i corpi, liberando sessualità ed orientamenti e sperimentando forme nuove di relazione sociosessuale è il grado 23 dei processi di liberazione. E ancora, incarnare il diverso, la mostruosità, il percepire l’altro da se, moltiplicare il se desiderante trasformando la politica in desiderio e decostruendo il concetto del bisogno come narrazione demagogica, populista e generalizzante è pratica sia pink che queer intesa anche e soprattuto come critica a quei processi di rivendicazione politica g.l.b.t. che si propongono come libertari ma in realtà rivendicano la norma attraverso una visione moderna e modernista dello stato di diritto, esprimendo il conforme più che l’estremizzazione del difforme. La cultura queer propone una visione radicale, critica e libertaria di questo tipo di processi. Il concetto di queer si anima e si accende su tutti quei links di connessione possibile tra alterità sessuale e visione libertaria della vita. Il concetto di queer nasce in chiave burroughsiana proprio per detournare, ribaltandolo sul piano dei significati, il sessismo machista wasp occidentale.
Queer vuol dire frocio, checca e il suo uso attraverso e oltre la correttezza politica della gaizzazione dell'alterità sessuale, cerca di rifocalizzare sui suoi contenuti sovversivi più che pacificanti. La stessa unione e apparizione della lettera Q nel quadriunvirato g-l-b-t appare come operazione forzata poiché lo stesso concetto di Q tende a decostruire, da un punto di vista socioantropologico e politico, la visione comunitaria basata sull'unità dei modelli culturali, sul loro indirizzo di orientamento alle relazioni sociali, sulle istituzionalizzazioni delle stesse tramite la revivificazioni di pratiche lobbistiche e politico-partitiche, quindi in un certo senso molto conservatrici. Queer è sinonimo di punk dove, sostituendo la i alla u, si arriva al pink. Questo per dire che lo spirito libertario, avanguardista, sperimentatore, controculturale è ciò che caratterizza lest/etica queer che, volendo essere fedeli al suo spirito andrebbe già adesso come adesso negata nelle sue definizioni linguistiche, in quanto essa stessa sussunta dal mainstream generalizzato o glbt nello specifico. È per questo che il concept di Phag Off, come una delle esperienze queer romane che converge la strategia queer con la frivolezza tattica, supera il concetto e i suoi significanti, adottandone però la stessa operazione linguistico semantica ovvero ribaltando FAGGOT - contratto in Phag - come reale forma di aggressione sessista omofoba occidentale, e aggiungendo Off, che sta per oltre-margine, vertigine, salto, transizione di quelle frontiere identitarie sessuali oltre e attraverso i confini di leggibilità della cultura gay.
Le identità sessuali ambigue - che nel loro percorso di continua ridefinizione e modellamento non entrano nelle griglie sociali culturali politiche ed economiche del gay mainstream - si trovano a sottostare forzatamente ad un presunto immaginario, altalenante tra modelli macroeconomici e mitologia pura nella sua costruzione ideologica di unità socioculturale, per il quale vale l´idea "…che esista una singola comunità di individui legati culturalmente, politicamente e socialmente dalla loro (omo)sessualità" per dirla sempre con le parole di C.Woods. Se il dibattito nato dagli studi di genere e la nascita, definizione e proliferazione di continue subculture sessuali basate sulla riaggregazione microsociale, ha aperto grosse fratture nell´ideologia del colore unico, oggi è arrivato il momento di usarle come varchi per la nuova onda. Assumendo un altro slogan del gruppo Queering Sapienza: "un´altra sessualità è possibile (a sua volta detournato dal più famoso "un altro mondo è possibile"). Il progetto queer di PHAG OFF in questo senso rappresenta proprio una zona erogena di convergenza pro/ponendosi come spazio di esperienza della nuova onda intesa come altroquando sessuale, usando le sue forze verso ricerche e scoperte di costellazioni ignote di diversità che si compongano di visioni ibride e sfumate, di individualizzazioni continue, di frankenstein culturali, di identità poliedriche, di macchine da guerra sessuali.
PINK*LUSIONI Q*NCLUSIONI
È importante pensare al pink come s/bloc ovvero come momento di sblocco del concetto dialettico di agire politico in base al quale potere e contropotere si fornteggiano in un doppio vincolo che mantiene le identità e le subalternità. Il pink è una macchia che sporca il candore demagogico di alcune pratiche e rivendicazioni e si estende e si accendendosi di sfumature impossibili di punto in bianco, li dove il bianco e nero diventano grigio generalizzante. Ancora una volta un ribaltamento semantico in corso. i tringoli rosa come geometrie e colori della repressione più aberrante da parte dei regimi più totalitari diventa ora arma appuntita attraverso la quale lacerare l'abominio di strategie di guerra totale e di controllo planetario. Acora, il colore della donna, che non è più palllido e sottomesso ma violento, accecante, shockante, prismatico, prioritario nel debolezza panorama cromatico antagonista. Il pink è abbandono, deriva libidinale che fotte le identità del potere non partecipando alle loro messe in scena ma mettendole in scena attraverso processi di teatralizzazione politicamente scorretta.IL pink libera dall'identità nella misura in cui basta una traccia di colore per partecipare al piacere del gioco. Il pink è morboso e subdolo perché attraversa i contesti del potere ridicolizzandoli con la tattica del frivolo. Il pink è tempestoso perché mette in atto orgasmi di massa fecondando altre visioni della vita. Il pink è mediatico perché la potenza del rosa buca lo schermo e perché non può esserci conflitto che non attraversi i panorami di visibilità di massa. Per questo il marchio del PINK è POP ovvero il coniglietto rosa della playboy ibridato e morphizzato nei modi che più avvincono. È piacevolmente doveroso riportare il lancio poetico della costruzione del PPP - pink paint party per la venuta di Bush a roma del 4 giugno - nonché piccolo intro programmatico
Il rosa fiorisce dove la dialettica appassisce
Il rosa fiorisce dove il piacere gioisce
Il rosa fiorisce dove il nero scolorisce
Il rosa fiorisce dove l’eccitazione impazzisce
Il rosa fiorisce dove il desiderio ambisce
Il rosa fiorisce dove il godimento stupisce
Il rosa fiorisce dove il dovere poltrisce
Il rosa fiorisce dove la verità tradisce
Il rosa fiorisce dove il tempo finisce
Il rosa fiorisce dove il confine sparisce
Il rosa fiorisce dove l’ardore ruggisce
Il rosa fiorisce dove l’energia scaturisce
Il rosa fiorisce dove il morbo attecchisce
Il rosa fiorisce dove il sacro abolisce
Il rosa fiorisce dove il dogma svanisce
Il rosa fiorisce dove la libertà gremisce
Il rosa fiorisce dove il sapere unisce
Il rosa fiorisce dove il molteplice arrichisce
Il rosa fiorisce dove la mente colpisce
Il rosa fiorisce dove l’autorità marcisce
Il rosa fiorisce dove il potere fallisce
Il rosa fiorisce e la spina agisce
Se son rosa fioriranno:
DESIDERA UN ALTRO MONDO POSSIBILE.
DESIDERIOGRAPHIA PINKQUEER:
PHAG OFF - Progetto dedicato alla cultura queer a Roma e non solo che spazia su tutti i linguaggi della rappresentazione siano essi la forma festa., gruppi queerpunk e dj queer, mostre e presentazioni di libri, editoria queer, cinema queer, performances sulle tematiche queer, di genere e sul corpo estremo warbear1@tin.it
Vida Loca Records - etichetta queer punk nonché Booking Agency nazionale dedicata sopratutto a tematiche lesbo/female con gruppi punk femminili. attivissima insiema a phag off nell'organizzazione di iniziative queer a roma e in italia. infos
Porca ma Donna Distro - side project di Vida loca, distribuzione indipendentente di materiale queer, fanzines riviste, dischi cd spillette toppe e tutto ciò che colora la mail art di rosa/fuxia e nero.
Hup Concerti - booking agency che si occupa di te matiche queer organizzando gruppi queer positiv o gay tout court.
Delirio Universale - gruppo di net artisti queer incentrato sulle figura di nikky e Dr. Doom, video artisti, software ingeneers poliaessuali che performano come residents a phag off e a la coq madame.
Speed Demon - storica fanzine homocore nazionale - nasce da soggettivita soprattutto milanesi con numero annuale e compilation + presentazioni mostre ed iniziative specificatamente dedicate al gay/lesbo punk e a tutto ciò che orbita intorno e attraverso la cultura queer
Hot Skin (sito attualmente giù)- krew di gay skinhead che lavora sulle tematiche del corpo estremo e della cultura indipendente con atti performativi. Residenti in svizzera, hanno fatto interventi video nelle performances musicali dei “Coil” e hanno sviluppato un loro progetto performativo attuato in 23 date, che si basa su un approccio aracnofobico ai rapporti sadomasochisti.
Porn Flakes - Queer e nuovi linguaggi sovversivi, krew di parties di musica elettronica e performances sugli sfasamenti identitari di genere che attraversano centri sociali, squats, raves illegali, clubs. oggi, oltre alle feste hanno anche un programma radio sul network di radio popolare
Sexy Shock - Sexy shop indipendente nel TPO - Teatro Polivalente Occupato di Bologna - all'interno del quale sviluppano discorsi su alterità sessuale ed autoproduzione, identità di genere . Il locale é uno spazio relazionale dedicato ai contenuti di genere e queer. Sexyshock mailing list infosexyshock@inventati.org
Antagonismo gay - gruppo di lavoro Politicizzato sulle tematiche dell'alterità sessuale. Attivi in manifestazioni e Prides con una visione critica - vedi l'azione contro la legge delle procreazione assistita- hanno una mailing list, un sito e fanno " Pink A Bestia" una festa queer ad Atlantide, posto occupato di Bologna.
Helena Velena - eroina della cultura transgender/queer in Italia
Queering Sapienza - gruppo queer universitario molto attivo nei dibattiti politici manifestazioni e feste. il loro motto: "Un'altra sessualità é possibile"
Pinkabbestia – Network dove si sviluppa il dibattito e promozione delle attività Pink
Sex and gender – Area di dibattito dove vivono I contenuti queer nel circuito di controinformazione di IndyMedia
Global Groove – Coppia di grafici queer molto attivo sul piano editoriale e grafico con mostre e produzioni editoriali indipendente
La Coq Madame - super queer dance hall oltre la noia delle feste gay Con dj sets bizarri, performances e concerti queer.
Detour - piccolo cineclub d'essai queerpositive che si occupa anche di contenuti queer con rassegne specifiche.
Bibliographia:
Mannix P. D., "Freaks, we who are not like others", RE/Search, San Francisco CA 1990;
Negativland, "Fair Use: the story of the letter U and the numeral 2",Seeland, Concord CA 1995;
Vale V., Juno A., "RE/SEARCH #11: Pranks!" RE/Search, San Francisco CA 1987;
Woods C., "State of the queer nation: a critique of gay and lesbian politics in 1990s" Britain, Cassell, London, 1995.